Raffaele's profileLa Luce della MentePhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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July 16 .Capitolo VII Era una giornata splendida. Di quelle che, al solo affacciarsi alla finestra per osservare il cielo, si è colti da un senso di meraviglia e libertà. Il sole splendeva forte, ma una leggera brezza mitigava il calore del primo pomeriggio. Le ragazze sedevano sul prato di un parco, intente a godersi quella giornata limpida, perfetta. -E quando ci ricapita una giornata simile… a giudicare da stamattina, sembrava che avrebbe piovuto fino a domani… Ida stava distesa sul prato, con aria beata, occhiali da sole. Se non si fosse prestata attenzione al verde in cui era immersa, chiunque avrebbe giurato che si trovasse in spiaggia. Chiara si avvicinò, sedendosi alle sue spalle. Sedute accanto a loro, altre due ragazze loro amiche. Quando Chiara parlò, lo fece con un’impercettibile nota dispiaciuta. -Che peccato che non sia venuto anche Lux. Aveva anche degli amici con sé… Una delle due ragazze accanto a loro si inserì nel discorso. -Infatti, avevi detto che sarebbe venuto anche quel tuo collega, e forse con due suoi amici. E poi? Che fine hanno fatto? -E’ vero, con Lux ho parlato anch’io!- Ida aveva contattato Lux il giorno prima, su un famoso social network –Però non mi ha dato risposta precisa, speravo che venisse. -Non so- Chiara prese a scompigliare per gioco i rossi capelli di Ida –Ci ho parlato prima. Dato che stamattina minacciava di piovere, l’ho invitato a casa a vedere un film insieme a noi. Aveva detto di altri due amici, poi ha rifiutato e ci siamo salutati… boh… -Avranno trovato di meglio da fare- Ida rispose con noncuranza –L’anno prossimo ci organizzeremo meglio, e magari verranno anche loro… Erano in paradiso. Pervase da quella sensazione di benessere tale che difficilmente si riesce a pensare a chi non ha avuto la fortuna di parteciparne. Per cui i loro pensieri si rivolsero per un attimo ai tre ragazzi, ma vennero ben presto riassorbiti dalla bellezza di quel momento. Una reale sensazione di benessere… tutto si fece più chiaro, quasi angelico, avvolto in un manto di morbida luce… le due amiche che si scambiavano un bacio affettuoso, la luminosità che sfuocava i loro tratti, li immergeva in un mare di luce sfavillante, l’odore dell’erba fresca, i rumori della natura serena…
Buio. Le loro palpebre si schiusero appena. Ma per quanto disperatamente cercassero la luce di un caldo sole primaverile, i loro sguardi si posarono su una fitta, impenetrabile, opprimente coltre di totale oscurità. Non volevano destarsi. Si rifiutavano sommamente di abbandonare quel prato invitante, e quella sensazione di calore che giungeva fino all’anima. Avevano sopportato abbastanza, erano stanchi, volevano accettare la proposta che avevano rifiutato all’inizio della loro salita. Volevano allontanarsi da quel buio angosciante, dal freddo che feriva la loro pelle. Credevano di essere morti, volevano morire, volevano che tutto finisse in un placido addormentarsi. Ma quanto aveva importanza la loro volontà, in quello scatenarsi di eventi? Dopo aver creduto di vedere la fine, si destarono per comprendere che la fine non era neanche prossima. Qualcosa si palesò ai loro occhi ancora accecati dalle stille del sogno, una luce intermittente a poca distanza da loro. Una lampadina artificiale, prossima a guastarsi poiché emetteva una debole luce, un momento prossima a spegnersi, e il momento successivo di nuovo piena. Si sforzarono di muoversi, facendo leva su quello che pareva un freddo pavimento artificiale. Si trovavano all’interno di un edificio. Erano distesi tutti vicini. Nella semioscurità, non ebbero difficoltà a riconoscersi l’un l’altro. Per ognuno di loro, la constatazione di non essere soli, senza i propri compagni di sventura, fu una fortuna grandissima. L’unica speranza, in vista di un futuro ancora peggiore. -State… tutti bene? Siete voi?- la voce di Aise fu la prima a farsi udire. -Sì, siamo noi. E’ tutto a posto?- Lux rispose con voce rauca, come se avesse urlato fino a pochi istanti prima. Anche gli altri provavano la stessa sensazione. -Più che altro, c’è da chiedersi… siamo ancora vivi?- il pessimismo di Olio non mancò di farsi presente. Ma nessuno volle, o se la sentì, di dare risposta a quella domanda. Si rialzarono, cercando con lo sguardo e il tatto di ambientarsi, capire dove si trovavano. Di certo, era una stanza male illuminata, all’interno di un edificio. A parte le pareti e un varco in fondo, che probabilmente portava ancora più all’interno, non riuscirono a scorgere nulla di interessante. Alle loro spalle, una porta metallica chiusa. Lux si avvicinò, posando la mano sulla sua ruvida e gelida superficie. Ma al solo contatto con questa si ritrasse di scatto, reprimendo a stento un urlo. Nella sua mente un terribile stridio e un pesante rimbombo esplosero, riportando alla sua attenzione, all’attenzione di tutti, la situazione così come essa si presentava. E compresero, nonostante i loro sensi fossero ancora per metà assopiti. Erano all’interno. L’interno della Base. -Siamo dentro…- un mormorio spettrale, queste le parole pronunciate da Lux. Quella stanza si fece ancora più scura, e assomigliò terribilmente a una prigione di cui mai l’umanità aveva conosciuto uguale perversione. -Avanziamo, è inutile restare qui. Non è ancora finita… avrebbe poco senso restare qui immobili, ad aspettare. -Hai ragione, anche se sappiamo cosa potremmo trovare più avanti. Ma non sopporto l’idea di restare fermo e attendere, almeno voglio avere la certezza di potermi muovere. Proseguiamo, ora. Sapevano di non aver visto tutto. Sapevano che altri indicibili orrori li attendevano. Ma non è nella natura umana restare ad aspettare una condanna certa, senza nel frattempo agire in qualche maniera. Per cui si mossero senza indugi alla volta dell’uscita da quella stanza. Solo Olio esitava ancora. -Forse non è meglio restare qui…? Sembra tranquillo… potremmo provare ad aprire la porta, fuggire fuori… e… non è una buona idea, non dovremmo andare avanti! Ma gli altri due non parvero prendere in considerazioni le sue posizioni. La decisione era presa, e i tre si immisero nel dedalo di corridoi che si snodavano all’interno di quella struttura. Una planimetria che non aveva nulla di umano.
-Ricordate ciò che abbiamo visto…? Intendo, la Tamarro Band. Avete visto anche voi, prima..? La parola “prima” aveva poco senso, giacché avevano perso la cognizione del tempo. Ma il riferimento era chiaro a tutti. Le immagini della TB e delle precedenti pasquette riaffiorò alla memoria così come le avevano viste prima di entrare. -Sì, ricordo bene. Che strane visioni…- Olio annuì, nel riportare alla memoria quelle scene in cui, tuttavia, non era stato presente. -Le pasquette precedenti… anche quella del 2006, giusto Aise? Non ricordo di esserci stato. -Giusto Lux. Ma a che scopo mostrarci… Nel 2006 avvistammo per la prima volta la Base, e prendemmo la decisione di venire fin qui… -E 2 anni fa, 2007, tentammo senza successo di raggiungerla. Bei momenti, con la Tamarro Band al completo. Ma resta il fatto che il senso di tutto mi sfugge. Parlavano a bassa voce. I corridoi non sembravano seguire una logica umana nel loro districarsi, ma di sicuro erano tantissimi, e se le voci fossero state troppo alte, avrebbero prodotto un’indesiderata eco. L’impianto di illuminazione era a stento sufficiente a far capire loro dove andare, e in alcuni punti certi guasti lasciavano terribili aree in totale ombra. -Comunque provocaste distruzione a tutti i livelli, 2 anni fa… non avevo mai visto la TB così attiva e potente!- Olio non era stato presente a quegli eventi precedenti, non aveva assistito a quelle manifestazioni di potenza. -Già, un potere raramente visto prima… eravamo tutti uniti, non frammentati e dispersi come adesso- disse Lux pensieroso, mentre proseguiva accanto a loro. Qualcosa affiorava nella sua mente, ma non sapeva che cosa. -2 anni fa passammo molto vicini alla Base. L’avremmo raggiunta, se non avessimo deciso di deviare…- Aise rifletteva, ma le sue parole vennero bruscamente interrotte da Lux. -L’avremmo raggiunta, se la transenna non ci avesse ostruito il passo. Anche stamattina era così, era chiusa… ma abbiamo deciso di scavalcarla. Perché non lo facemmo anche allora? Era un ostacolo insignificante, ed eravamo tutti in gruppo. La Base avrebbe forse avuto maggiore interesse ad attirarci tra le sue spire, un numero maggiore di anime da torturare. -Ci impedì di scavalcare quel limite… solo ora che ci penso, ci arrendemmo dinanzi a quel limite con troppa facilità. Ma perché…? E perché ha attirato noi, che siamo solo tre? Udirono un improvviso tonfo. Si voltarono di scatto verso Olio, che era stato prossimo a inciampare. Li guardò con aria dispiaciuta, incontrando le loro espressioni irritate per l’interruzione che aveva fatto mancare loro un battito del cuore. Mormorò un impacciato “scusate”, distogliendo lo sguardo. Quindi Aise riprese da dove aveva interrotto. -Allora non ci permise di iniziare la salita, ma stamattina la situazione è cambiata. Allora eravamo tutti, nel nostro pieno potenziale, stamattina solo tre. Non capisco. Lux annuì, passarono diversi istanti prima che rispondesse. -Allora, tanti e forti, stamattina pochi e fiaccati dalla delusione. Forse vuole isolarci? Ci vuole soli e deboli? Ma a che scopo…? Poi, un’immagine colpì l’attenzione di tutti. La TB che dava sfogo al proprio potere nella radura. Il senso di origlio, di appartenenza a un gruppo speciale. Quel senso oscuro di fondo, come se la Base, nell’osservarli, manifestasse odio. Ma quel giorno non accadde nulla di ciò che invece stava accadendo a loro tre. Furono colpiti da una constatazione incredibile, che ad un tempo li sconvolse e li meravigliò, e che permise loro di vedere una parte degli oscuri piani che si dipanavano a loro insaputa. -La Base ci teme… non sa come gestire il nostro potenziale… Quasi si espressero all’unisono con le stesse parole. E a stento credettero a loro stessi. Un’essenza malvagia ed estesa come quella di cui il cuore della Base sembrava fatto, che nulla poteva contro l’energie alla base della TB? Da un lato, ciò li riempiva di un orgoglio particolare. Dall’altro lato, la seconda faccia della medaglia altro non fece che aumentare la propria disperazione. -Infatti, la Base ha giocato bene le proprie carte… ci ha divisi. Ci ha isolati, scegliendo noi tre come prime vittime. Per quanto dissolva l’immagine di un avversario a cui non è possibile sottrarsi… -… è anche vero che l’avversario ha preso le sue contromisure, e ha agito prima ancora che noi ci rendessimo conto di cosa stava accadendo. E quindi… Erano perduti. Ma né Aise, né Lux dopo di lui, né il terrorizzato Olio ebbero il coraggio di completare quel pensiero. Erano lì, fermi, in mezzo ad un corridoio anonimo, soli con il gelo della nuova constatazione di una condanna inderogabile. Ogni passo in avanti, era per loro una conferma ulteriore di un supplizio eterno e certo. Lux si addossò al muro, scivolando contro lo stesso fino a cadere seduto a terra. Si prese il volto tra le mani, incapace di pensare. Segretamente, tutti finora avevano alimentato una speranza, anche nei momenti peggiori. Ma questa presa di coscienza segnava la fine di tutto. Avrebbero vagato. Avrebbero continuato a vagare per chissà quanto, venendo a contatto con altri orrori, finché le loro menti avrebbero retto. Null’altro riservava loro il futuro. Aise e Olio imitarono Lux. Si lasciarono andare contro quei muri sudici e umidi, incapaci di muovere un passo avanti, poiché non ne vedevano il senso. -A questo punto, a che vale continuare? Il nostro destino è segnato, ora lo sappiamo con maggiore certezza di prima- Olio parlò, e la sua voce risuonò lugubre e vuota. -E che cosa dovremmo fare, allora? Sederci e aspettare? Restare immobili a osservare fin quando non impazziremo?- la risposta di Aise era debole, priva di convinzione alcuna. Olio lo guardò. Guardò entrambi. Nei suoi occhi, già la luce della vita pareva spenta. -Potremmo… cedere. Cedere al freddo abbraccio della morte… cercarla, accoglierla noi stessi, come una desiderata fine di tutto… che senso ha vivere, ormai, dinanzi a tanta malvagità…? Le aleatorie metafore richiamavano un contenuto preciso. Parlavano di resa. Totale. Un abbandono di tutto, un rinuncio alla vita per rifuggirne il disgraziato futuro. Le loro anime erano così afflitte, che sarebbe ragionevole pensare che, seppure con titubanza, avrebbero accettato silenziosamente. Ma accadde qualcosa. Un processo che scatta nell’animo dell’uomo sull’orlo del baratro, e che presenta due vie: la prima è quella dell’accettazione, dell’invocazione della fine. La seconda, è quella del reagire senza scopo, del coraggio inutile, dell’azione priva di senso, ma condotta con forza in virtù del suo solo essere azione viva. Le anime di Lux e Aise presero questa strada. E fu questo che li salvò dal pericolo maggiore, costituito in quell’ora di tenebra da loro stessi. Lux e Aise si rialzarono. Olio lo fece di riflesso, incuriosito dalle loro reazioni. Fu Aise a parlare per primo. -No. Avremmo potuto prendere questa decisione molto tempo fa risparmiandoci diverse sofferenze. Prenderla ora avrebbe ancor meno senso. -Ma una volta avevamo la speranza a guidarci… ora…- la debole obiezione di Olio fu velocemente sovrastata dalla voce sicura di Lux. -Ora no? Credi davvero che la tua speranza sia morta del tutto? Guardati, ancora parli, ancora parliamo! Vuol dire che non desideriamo la fine, anche se questa ci pare inevitabile! -Ma… lo sai cosa stiamo per raggiungere… -Certo, e io voglio raggiungere questa meta con le mie forze! Voglio essere umano fino alla fine, a costo di agire in maniera insensata. Niente soluzioni facili e senza spessore per me. Aise, tu che fai? -Sai bene cosa farò. Non mi arrendo ora. -Bene. Olio… la domanda è la stessa. Nonostante ti conosca, sono sicuro che la tua risposta sarà diversa da quello che qualcun altro si aspetterebbe. Olio li guardava, titubante. Aveva ceduto, per un attimo, e in fondo la prospettiva appena evocata lo allettava ancora. Ma non riuscì. Con un cenno di assenso si affiancò a loro, e i tre ripresero la marcia senza meta.
Il tempo passava. Ma non aveva più importanza, perché aveva cessato da tempo di avere valore. Non seppero mai per quanto avevano vagato tra stanze e corridoi del tutto simili tra loro. Le stanze erano raggiungibili mediante deviazioni nei percorsi obbligati. La maggior parte delle porte erano aperte. Le stanze erano per lo più vuote, ma in alcune non avevano avuto il coraggio di entrare; molte sembravano immerse nell’oscurità più totale, e in alcune occasioni, era parso loro di scorgere delle sagome di strumenti, o altri oggetti, di cui non volevano appurare la natura. Proseguivano per lo più in silenzio. Le loro voci rimbombavano alla minima variazione di tono. Inoltre, in quella semioscurità, tutti i sensi erano alleati indispensabili, ma per tutta la durata della loro esplorazione, non udirono assolutamente nulla. L’edificio sembrava abbandonato da decenni. Ogni angolo da superare era un’impresa, poiché sapevano che non sarebbe stato impossibile subire un agguato in quel luogo. Da cosa o da chi, difficilmente avrebbero potuto dirlo. Ma proprio mentre si accingevano ad affacciarsi cautamente da un angolo, videro un altro corridoio, non diverso dagli altri, ma il cui fondo era illuminato da una luce diversa. Osservarono, circospetti. Il corridoio era in ombra, le luci alle pareti erano rotte, ma da una stanza in fondo a destra proveniva un’illuminazione diversa. Dentro poteva esserci qualcosa. In quel caso, sarebbe stata la prima stanza piena. -Entriamo, ma con calma. Forse c’è qualcosa all’interno che potrebbe tornare utile. Olio deglutì rumorosamente, nel guardare Aise. -E se fosse una nuova trappola? Forse è meglio fare a meno della prospettiva di trovare qualcosa di utile.. e magari… Le sue parole si persero nel vuoto. Lux e Aise si erano già avviati. A olio non rimase che raggiungerli, per non essere lasciato solo. Lentamente, si affacciarono oltre la soglia. Non avevano idea di cosa avrebbero trovato, ma non potevano ignorare la prospettiva di un luogo sicuro, magari con una finestra che desse all’esterno. Ciò che, tuttavia, videro non incontrava nessuna delle loro aspettative. Era una stanza assai ampia, molto più delle precedenti. Ed era illuminata, sebbene non totalmente. La fonte da cui proveniva la luce era ignota, e non riuscivano a trovare nessuna lampada o neon, per quanto cercassero con lo sguardo. La stanza sembrava un laboratorio. Di che sorta, era difficile a dirsi. Numerose beute e altri contenitori erano presenti su tavoli da lavoro, su alti scaffali, su mensole in rovina. Quando entrarono, e i loro occhi meglio si concentrarono su quegli oggetti, si ritrassero rapidamente. Liquidi di natura indecifrabile riposavano in quei vasi, e in alcuni di essi, videro oggetti di cui non provarono a indovinare la natura. Ma ne erano orribilmente certi, si trattava di elementi organici. Si aggirarono per la stanza, esaminando tutto ciò che vedevano. Quale mente malata aveva progettato e allestito quell’ufficio, e a quale innominabile scopo… la luce sembrava illuminare proprio quei vetri, conferendo loro un aspetto ancora peggiore. Un lato della stanza era libero da scaffali. Su di esso si apriva una porta, che dava in una stanza più piccola, assai fredda. Una cella frigorifera, che era stata lasciata aperta. E all’interno di essa, altri barattoli e contenitori di varie dimensioni. Mai avrebbero messo piede in quell’area, se non avessero visto, sul fondo di quella cella, un altro barattolo. Conteneva una testa immersa nella formalina. Una testa viva, tuttavia, poiché si muoveva e assumeva diverse espressioni, come se non fosse mai stata staccata dal corpo. Ma era il suo viso che li colpì. Un viso conosciuto, incontrato innumerevoli volte la sera, in giro ad Amalfi, e anche nel flashback delle loro precedenti pasquette.
Quella, era la testa di Squall. Si voltò verso di loro. Esibiva un sorriso che rendeva la scena ancora più grottesca. -Ehi ragazzi! Che ci fate qua? Venite qui a parlare, che io non mi posso muovere. Non avrebbero saputo dire cosa stessero provando. Ribrezzo, paura forse. Ma sapevano che se si fossero lasciati alle spalle quella scena senza farne parte, il dubbio di sapere cosa potevano scoprire in più li avrebbe perseguitati all’infinito. Entrarono. Il freddo era intenso, ma sopportabile. Ben presto si trovarono faccia a faccia, era proprio il caso di dirlo, con Squall. -Salve. Che ci fate in questo placido luogo? Non risposero subito. Non sapevano, del resto, cosa rispondere. Aise decise alla fine di dare una risposta generica, che nulla dicesse della situazione in cui versavano. -Ci siamo… ci siamo persi. -Mmmm… persi, dite?- Squall si fece pensieroso –Vi siete persi… tra di voi? Ma questo è impossibile, dato che siete tutti insieme. Ma forse, intendete dire che vi siete persi, nel senso che siete marciti, andati a male? Strano… di solito di una mela, di una pesca, si dice che è “persa”, non di un essere umano. Siete forse dei frutti, dunque? La situazione, se ne resero conto, era ben peggiore di quanto avrebbero potuto immaginare. -No, Squall… abbiamo perso la strada. Capisci?- il debole tentativo di Lux era destinato a risolversi in un fiasco. -E che problema c’è? Trovatene un’altra! Ce ne sono di tanti tipi… c’è la strada di campagna, l’autostrada, la superstrada, la strada di periferia, la strada di casa, la strada della casa di un altro… Però, ci sta anche un’altra strada, e quella non ve la consiglio… Non capivano più molto. Ma le ultime parole di Squall erano state pronunciate a bassa voce, e con un’aria di chi conosce un gran mistero. Si avvicinarono maggiormente, e Squall rivelò loro il terribile segreto. -Sto parlando… della strada del cielo! Di notte il cielo è nero, tutto nero. Come mai? Perché c’è dell’asfalto nel cielo, è ovvio. L’ho capito dopo innumerevoli ragionamenti, e forse sono uno dei pochi a conoscere una tale verità. Ma la domanda successiva è… perché? Chi ha pensato di rendere il cielo una strada? Nonostante la pausa drammatica, nessuno ebbe l’ardire di rispondere. -Gli alieni…!!!- Squall si guardò freneticamente intorno, quasi che temesse di venir scoperto –Vogliono invaderci! E per raggiungere la Terra, hanno elaborato un piano così subdolo che ci sarebbe quasi da ammirarli. Asfaltare tutto il cielo! Nessuno si è accorto di niente, tutti dicevano che la notte è la causa di tutto! Ma non è vero, sono gli alieni che hanno abbattuto ogni barriera, costruendo una strada che li porterà dritti dritti a noi! Qualcuno deve avvertire i governi di tutto il mondo, o presto l’umanità si ritroverà a combattere una guerra galattica.. alle porte della propria casa! Era un delirio senza senso, ciclico. Se lo avessero ascoltato a lungo, sarebbero probabilmente finiti per diventare folli. Tutta questa insensatezza li frustrava, bloccava i loro già infinitesimi progressi. Aise tentò quindi una nuova via. -Squall… come sei finito qui? Come ci sei arrivato… che diavolo di posto è questo?! La testa parve calmarsi improvvisamente. Sembrò richiamare alla memoria certi dettagli, quindi rispose. -Come… mmmm… ero venuto tra queste montagne alla ricerca delle famose aquile fotografiche… suvvia, non guardatemi così, possibile che non le conosciate? Le lontane parenti delle aquile epidermiche, nate dall’incrocio tra le aquile della grazia e le aquile prostitute? Vabbè, comunque, cercavo questa celebre specie. Mi aggiravo tra questi boschi con la mia macchina fotografica, ma solo dopo diversi tentativi ho capito che, naturalmente, non potevo fotografare delle aquile forografiche! Da perderci la testa, credetemi. E infatti, così ho fatto, l’ho persa. Poi non so come, mi sono ritrovato qui, in questa cella comodissima, e ho pensato di restare. Qui ho dei vantaggi che prima mi sognavo di avere. La cosa principale, è che finalmente ho una visione del mondo a 360 gradi! Guardate… La testa girò su sé stessa. Per poco Olio non vomitò, ancora, e gli altri due si affrettarono a guardare altrove. Perdevano tempo, e lucidità. Non avrebbero ricavato nulla da quell’incontro, non avrebbero ricavato nulla da niente. I loro sforzi si esaurivano sempre contro le pareti di una gabbia invisibile, e invincibile. Lux prese il barattolo tra le mani. Nei suoi occhi si leggeva la furia di una mente filosofica che tenta con la sua logica di combattere la pura irrazionalità. Scosse la testa di Squall, e con voce intrisa di rabbia repressa, un’ira terribile, colpì Squall con tutto il potere della sua disciplina. -Squall, nulla di cui tu stai dicendo ha alcun senso! Nulla in questa dannata Base ha senso! Applichi dei predicati inconciliabili tra loro a soggetti che per loro natura mai potrebbero riceverli! Contraddici il senso stesso di ogni elemento a cui fai riferimento, e con le tue contraddizioni finisci per affermare il nulla! Ma il nulla non è affermabile, per cui il tuo è un vano dare fiato alla bocca! Non esiste nulla di ciò che dici, nulla di ciò che pensi, assolutamente nulla!!! Silenzio. Si udiva solo il respiro affannoso del filosofo disperato, dei suoi compagni. Squall osservava negli occhi Lux, senza espressione, mentre Lux lo osservava con decisione. Una situazione di stallo che sembrava destinata a durare in eterno. L’insensatezza di Squall era stata dissolta dalla logica umana, la quale si rese però conto di aver abbattuto un muro di fumo. Squall rimase immobile. Poi, la sua espressione cambiò, ed era stravolta. Dalle sue labbra proruppe un solo urlo. -Maguguuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu!!!!!! Ne furono sopraffatti. Quell’urlo perforava loro i timpani, sembrava voler distruggere il loro stesso cervello. Indietreggiarono, inciamparono, cercando di tenere le mani premute spasmodicamente contro le orecchie. -Maguguuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu!!!!!!!!!! I vasi e le beute esplosero. Vetri, liquidi oleosi e pezzi organici piovvero loro addosso in una precipitazione mortale. Cercarono di uscire dalla stanza, rovesciando scaffali e calpestando vetri rotti, e appena in tempo riuscirono a riguadagnare la libertà. Corsero lungo il corridoio, ne imboccarono un altro, e un altro ancora, senza criterio. Scappavano, mentre quell’eco li inseguiva senza sosta.
Ancora correvano. Quell’urlo non si udiva più, ma non osavano fermarsi. Ogni porta aperta era una porta spalancata sulle loro più oscure paure, ogni angolo sembra la promessa di un nuovo assalto, e per quanto cercassero e vagassero, non si vedeva via d’uscita. Si costrinsero a fermare quella corsa. Ripresero fiato, sebbene gli occhi di tutti guizzassero continuamente in ogni luogo, aspettandosi da un momento all’altro qualcosa di nuovo. Ma alla fine, cedettero. Si accasciarono per terra, ansimanti, sfiniti. Ben presto riuscirono a calmare volontariamente il respiro, ormai ogni rumore, anche se prodotto da loro stessi, li riempiva di nera inquietudine. Passarono così attimi di silenzio totale, in cui nessuno parlò. Nessuno osò chiedere niente di ciò che avevano appena visto. Un colpo. Lontano, sordo, indecifrabile. Si guardarono tutti e tre negli occhi. Un altro. A cui rispose un nuovo battito. Sembrava una serie, come un passo molto pesante, oppure un oggetto che impattava contro una superficie. Si rialzarono, in silenzio. Dovevano essere di nuovo pronti a fuggire. Avanzarono di qualche passo, ma la situazione non cambiò. Quel rumore sembrava non volerli più abbandonare. I rumori si facevano ogni minuto più insistenti. Non si distingueva quasi nulla, forse colpi di qualcosa, forse voci… i diabolici corridoi della struttura e i condotti d’aria in disuso deviavano il suono e lo modificavano, così che quell’insieme di stridii, battiti e voci grottesche e incomprensibili appariva indecifrabile, e sembrava provenire da ogni angolo, oppure da posti lontanissimi. Avanzavano circospetti. La luce era fioca, ogni porta che incontravano introduceva ad una nuova stanza, ma nessuna sembrava voler concedere loro una via di fuga. Un attimo di silenzio. Parve loro di riconoscere non una, ma due voci. Una più profonda, l’altra acuta. Si fermarono, poiché i loro stessi passi rimbombavano e disturbavano l’ascolto. Non riuscirono a capire neanche una parola, ma era chiaro che si trattasse di due persone. Un colpo secco. Metallo contro metallo. Trasalirono, come se quel colpo avesse battuto sulle loro teste. Più tentavano di allontanarsi dalla fonte di quel rumore, più esso sembrava farsi vicino. Era inevitabile. Come tentare di tornare indietro, e volgere le spalle alla sommità dove sorge la Base. Non avevano potere di scelta… sapevano di andare incontro alla loro fine, ma non potevano fare nulla. In quel momento, era la stessa cosa. Qualsiasi condotto imboccassero, quei battiti, quelle voci orribili, sembravano provenire al di là di una parete, di una porta, di un angolo. Presero l’ennesima deviazione. Si trovarono al principio di un corridoio esattamente uguale a quelli che avevano finora attraversato. In fondo a questo, però, c’era una porta socchiusa che lasciava intravedere un fascio di luce. Al di là di quella porta, lo seppero, avrebbero trovato la fonte dei rumori. Sapevano che ribellarsi era inutile. Avanzarono, piano, consumati dall’ansia e dal terrore. Erano sul punto di scoppiare a urlare e correre via fino a sputare i polmoni stessi, avrebbero iniziato anche a cercare di scavare nelle pareti di metallo per una singola, disperata, via di fuga. E invece, si avvicinarono alla porta. Più si approssimavano, più i rumori si facevano intensi…, ecco, qualcosa si distingueva… e poi, quei colpi secchi che battevano senza risparmio di forza. Quel che portò loro maggiore disperazione, era la constatazione che quelle voci… prima confuse e deviate, ora prossime e chiare… erano voci forse conosciute. Nella loro memoria cercarono un corrispettivo, cercarono di immaginare chi avrebbero incontrato al di là, storpiato e corrotto dalla follia della Base. Un passo li separava dalla porta semichiusa. Un nuovo colpo li fece sobbalzare. La voce maschile risuonò ancora, e allora, riconobbero… non volevano aprire, e vedere, ma sapevano tutti e tre che non avevano alcuna scelta. Lux guardò Aise. Un cenno di assenso da parte sua lo convinse a mettere la destra sulla maniglia. Un sospiro profondo. Spalancò di colpo quell’ultimo ostacolo, la luce artificiale di quella stanza li accecò per un breve istante. Ma appena i loro occhi si furono abituati, si fissarono sulla figura in piedi al centro della stanza… non avevano più dubbi. Si trattava proprio di
-Un attimo solo Aise, il cellulare... pronto?- Lux smette di scrivere e posa la penna sulla tastiera per rispondere. Aise si volta verso di lui, in attesa. -Ciao Susy, dimmi…- Aise sospira, scuotendo il capo -…sì, tutto bene… no, non disturbi mica, dimmi pure…- Lux alza gli occhi al cielo, appellandosi ad un’infinita pazienza. -Sì, la storia… dimmi, se possiamo aiutare…- poi, silenzio. Il silenzio dura per un minuto buono. Lux risponde, ma si sente che la sua pazienza è già a corto.
-Senti Susy, non è che possiamo inserire tutti quelli che ci chiedono una parte in un capitolo… ma no, sai che casino viene fuori? Lo so, lo so, Tatore ci sta… no, la parte romantica con lui te la scordi, neanche se ci paghi… No. No. Ho detto no. Aise sospira, maledicendo tra sé e sé le donne. Lux concorda silenziosamente. -Susy, dannazione, hai appena interrotto il settimo capitolo, ti ho detto che non è possibile… no, niente!... Non è una questione personale, sono le esigenze narrative, chiaro? Ma… senti, ci pensiamo, ok? Ci pensiamo e poi vediamo. Non possiamo concedere altro. Ok. Sì sì… ho detto sì, poi vediamo… ok… ora devo andare, siamo impegnati. Sì. Cià. Fine della chiamata. Lux incrocia le braccia, allo stesso modo in cui ha incrociato le gambe nella sua posizione di scrittura. Esasperato, si rivolge ad Aise.
-Diamine, lo sai che voleva? -Ho sentito tutto, lo so- Aise stacca il cavo che lo collega a Lux –quella donna è una piaga… -Concordo, ma dobbiamo trovare una soluzione. O non ci lascerà mai in pace. Serve un rifiuto più deciso. Aise è pensieroso. Guarda lo schermo del suo pc, dove sta elaborando le immagini del capitolo, ora guarda Lux. -Se la inserissimo… per ipotesi… che ne verrebbe fuori? -Un disastro, c’è già troppa gente in mezzo, e non riesco a pensare a nessuna parte che lei potrebbe impersonare, nella storia così come già l’abbiamo strutturata. E’ impensabile. Aise deve per forza concordare. Lux annuisce, cupo. Attimi di silenzio, ora Aise riprende. -Ha detto che vuole essere inserita nella storia, in qualche modo… -Sì, esattamente questo. -Qualsiasi modo…? -Non ha specificato nulla, quindi… la questione si presta al nostro arbitrio. -Beh… un modo per inserirla… ci sarebbe… Lux guarda Aise. Ma il suo stupore dura poco, ora viene sostituito da un’espressione di complicità. Hanno avuto la stessa idea. -Esaudiremo il suo desiderio… mettiamola nell’ottavo…
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