Raffaele's profileLa Luce della MentePhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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September 29 .Capitolo VIII
Seminascosto dalla penombra, videro su quella porta un calendario. Per un attimo, la porta e le voci sparirono dai loro pensieri, perché questi erano tutti sulla data riportata: 19 settembre 1944. Come poteva essere? Di certo era lì per caso, eppure sembrava essere stato cambiato da poco, e inoltre, la carta non era poi così rovinata. Tornarono loro in mente le esplosioni, il cannone, Pony, e le sue allusioni che, sul momento, erano parse come vaneggiamenti. La Base sembrava essere collegata a quell’anno, in cui l’Europa era sconvolta dagli ultimi tempi della Seconda Guerra Mondiale. Ma ancor più, Lux e Aise, videro il giorno e il mese. Si guardarono, con espressione di intesa, e annuirono impercettibilmente. Ormai, nessuno aveva più nulla da perdere. E sapevano che volgere le spalle a quella porta non avrebbe significato altro che l’inizio di nuovi tormenti. Quindi, Lux e Aise appoggiarono le mani sulla porta, inspirarono profondamente. Una pressione improvvisa. La porta si spalancò. La luce della stanza inondò i loro occhi, troppo abituati alla penombra dei corridoi. Le figure che videro si resero chiare a poco a poco, come un incubo che tarda a palesarsi per aumentare ancora di più la tensione. E appena furono in grado di vedere con chiarezza, riconobbero. Quelle voci, ora le identificavano. E quella nuova consapevolezza li spiazzò al punto tale che per un lunghissimo istante, non seppero cosa fare. Non seppero far altro che restare impietriti. Tutti videro Bacc, e lo riconobbero così come lo avrebbero riconosciuto nell’incontrarlo per caso in strada. Di lui si erano sempre fidati, ma ora lo vedevano come un mostro, con lo sguardo di un folle. Il grembiule da chef aveva perso ogni traccia di bianco a causa di copiosi schizzi di sangue. La mannaia che teneva alta nella destra sembrava aver dilaniato troppi corpi, sudicia della morte di chissà quali creature.
Accanto a lui, su un tavolo sporco, una ragazza legata come un animale da destinare al macello, la bocca riempita da una mela che le impediva qualsiasi parola. - Corpo di mille balene!- La tensione era tale che Lux non seppe trattenersi. Il terrore e il ribrezzo della scena a cui assistevano ebbero il sopravvento. -No, non credo. Mi sa che si tratta di Irma- Aise, acuto osservatore, riconobbe in quei tratti, in quella figura, la ragazza bionda che spesso li accompagnava nelle serate in giro ad Amalfi. Nonostante gli impedimenti, lei sollevò lo sguardo, sorpresa. Ma insieme a lei, anche Bacc si volse verso di loro. E con un urlo disumano, si mosse con incredibile velocità alla volta dei tre, che dovettero scegliere se cedere alla paura, e porre fine a ogni speranza nel riuscire a fuggire a quell’incubo… o cercare una salvezza che sembrava irraggiungibile, in un labirinto che sembrava essere stato costruito intorno a loro. Si volsero prontamente, per gettarsi in una disperata fuga. Oltrepassarono la porta, si ritrovarono di nuovo nel dedalo dei corridoi, con alle spalle il loro macabro inseguitore. Non badavano alla direzione, ogni scelta era uguale; una brusca deviazione a destra, l’imbocco di un nuovo corridoio, un incrocio che veniva oltrepassato velocemente. Ai lati, porte ovunque, aperte e chiuse, e i muri grigi, anonimi, che impedivano qualsiasi tipo di orientamento. Ogni metro sentivano di essere prossimi alla fine, una fine che, tuttavia, sembrava voler tardare per farli impazzire di paura. - Bacc! Fermati, che ti abbiamo fatto?? Siamo noi, siamo noi!!!- Olio tentò disperatamente di appellarsi alla coscienza del loro amico, ma si poteva dire che, in quel momento, ne possedesse una? Ogni domanda era inutile, in quel momento solo la sopravvivenza sembrava essere l’unica risposta. Eppure tutti lo chiamavano, mentre correvano senza sosta, lo imploravano di smetterla, perché sapevano che prima o poi, li avrebbe raggiunti. Ma lui non si arrestava, e tra le urla terribili e folli, di una mente che cerca solo l’omicidio, lo udirono pronunciare frasi insensate -Non sono Bacc, sono Cosimo! Sono Cosimo!!! E vi ammazzerò tutti, vi squarterò uno alla volta!!! Era più veloce. Era infaticabile, con la forza di un assassino furioso. Quasi li raggiunse, e vibrò un colpo con la pesante mannaia, che mancò di stretta misura Aise. Tale fu la violenza del colpo, che Aise inciampò e cadde, trascinando con sé anche gli altri due che gli correvano accanto. Bacc si fermò, osservandoli rovinare a terra, e ridendo con sadico divertimento. Erano in ginocchio. Aise alzò lo sguardo tremante verso il loro carnefice, e non se ne capacitava. Non capiva come uno dei loro migliori amici potesse desiderare la loro morte violenta. -Per mille trinchetti, Bacc! Cosa ti frulla in quella zucca piena di granchi?!? Siamo i tuoi amici, compagni di scorribande, non puoi…!- Aise lo implorava, la voce tremante e insicura, più che mai quando Bacc prese ad avvicinarsi. Presagivano la fine, la fine per mano di un volto amico. -Bacc, ti prego, lasciaci andare! Vieni con noi anzi, ti porteremo fuori di qui, via dalla Base, via da questo inferno e da tutto questo… -Silenzio mozzo, dannazione! Lui non è nostro amico, lui è Male come tutta questa baracca! La nostra vita è finita, siamo sulla passerella!- Lux spense le inutili lamentele di Olio, ora che la fine si approssimava. E la videro, la fine, su quella lama affilata e sudicia, pronta a calare sui loro colli, a porre fine a tutte le speranze che finora li avevano sorretti. Bacc li sovrastava. Sentivano il suo fiato sulle loro teste, i suoi occhi sgranati che già vedevano i loro corpi in pezzi. Sorrise, sfiorava l’arma con amore quasi paterno. -Quante inutili ciance… risparmiate il fiato, feccia. Tanto tra poco vi mancherà anche quello, quando vi taglierò il collo, e getterò i vostri luridi corpi in pasto agli squali. Ma prima…- Bacc si allontanò un po’ da loro, e si sedette pesantemente sul pavimento. Sospirò profondamente, come se fosse affannato -… prima mi devo fare una sigaretta. Vi siete messi a correre come femminucce, e adesso sono stanco. Quindi il tempo di farmi questa sigaretta, e poi vediamo che dobbiamo fare. Udirono le sue parole, stupefatti. Non riuscivano a credere ai loro occhi e alle loro orecchie. Bacc si era messo in bocca una sigaretta, e aveva tutta l’intenzione di godersela davvero prima di ucciderli. Li aveva lasciati lì, liberi, rimandando l’esecuzione a dopo. Le domande erano tante, ma le rimandarono tutte. Non persero tempo a esprimere altri inutili interrogativi, subito si rialzarono per riprendere la fuga. Bacc si lamentò soltanto della fretta e della stanchezza, ma non sembrò voler riprendere l’inseguimento, per tener fede alle terribili promesse fatte. Non si trattennero. Corsero più che potevano. Corsero fino a far bruciare la gola, per mettere quanta più distanza possibile tra loro e lui. E così andarono avanti, finché non si accasciarono a terra, sfiniti, addossandosi a un’altra parete in tutto e per tutto simile a quelle che delimitavano le stanze di quella struttura. Non sapevano dove si trovassero. Per quanto potevano giudicare, potevano anche aver corso in tondo, per ritrovarsi a un angolo di distanza dalla furia sanguinaria del loro amico. -Troppe imbardate, a babordo, a tribordo… inutile illuderci, abbiamo perso l’orientamento, uomini! Hai idea di dove ci troviamo, Capitano Aise?- Lux si guardava intorno, alla ricerca di un fantomatico punto di riferimento che li guidasse, che li aiutasse almeno a comprendere in quale parte della prigione si trovassero. -No, come te, del resto. Questa Base della malora si prende gioco del nostro fiuto da lupi di mare. Neanche uno scoglio a dirci dove siamo, neanche una sporca stella polare! -Dicono che a mare non c’è taverna, ma preferirei trovarmi nel mezzo di un vortice su una misera scialuppa, piuttosto che scappare come un ratto in questo posto… Solo il loro respiro riempiva l’aria. Di tanto in tanto, un tonfo assai distante, un rumore indecifrabile. La base sembrava pulsare di vita, e tale vita era ancora più terribile, ora che si trovavano prossimi al suo cuore. D’un tratto Olio volse il capo, come in ascolto. Non prestava più ascolto ai discorsi preoccupati dei due, a cui comunque non partecipava. Alzò una mano per richiamare la loro attenzione, mentre sul viso stanco si dipingeva sempre più un nuovo timore. - Silenzio, avete sentito? Mi pare di aver sentito una voce, qualcosa… -Che cosa, marinaio?- Aise tese l’orecchio, ma sembrò udire solo i battiti nel proprio petto –Non dire baggianate, ormai Bacc sarà distante leghe sufficienti da… Ma lo udirono distintamente, un urlo spaventoso. Riecheggiò per tutti i corridoi, si diffuse come il vento, suggeriva la promessa di sofferenze atroci. Ciò bastò a farli rialzare e rimettere in movimento, ma non sapevano dove andare: ogni direzione era uguale all’altra, ogni vicolo poteva portarli lontani e far loro guadagnare tempo, quanto portarli più vicini alla morte. A un certo punto, Lux indicò loro una porta aperta, e vi si diresse senza attendere un attimo -Tutti in coperta, presto! Non deve sentirsi un respiro, una volta chiusa quella porta! Così fecero. Si nascosero in quella stanza, che divenne buia alla chiusura dell’uscio al punto tale da impedire loro di vedersi l’un l’altro. Fu silenzio. Nel buio, ogni rumore sembrava un frastuono incredibile. Si misero le mani sulla bocca, perché il loro stesso fiato sembrava essere un rischio. A volte sentivano un nuovo urlo, altre credevano di udire passi vicini. Lì, in quella prigione oscura, le loro stesse vite sembravano soffocare e spegnersi a ogni rumore. Aise si mosse. Lux e Olio non videro cosa faceva, ma poco dopo lui li prese per le braccia, e li guidò fino in un punto della stanza. Il terreno sembrava mancare, in un zona. Come se ci fosse un buco. Aise avanzò, senza lasciarli, e fece loro comprendere che vi erano delle scale. Con cautela estrema, si avviarono per quella nuova via di fuga. Più scendevano, più sembrava loro di vedere una luce artificiale in lontananza. Le urla scomparvero, la tensione si allentò. Ma non avevano alcuna idea di dove si stessero dirigendo. Raggiunsero la luce. Era quella di una lampada rovinata e cadente, appesa al soffitto di una stanza non diversa dalle precedenti. La luce però si rifletteva su una leggera nebbiolina che aleggiava per tutta la zona, una nube dovuta al contenuto che faceva di quella stanza una novità. L’area era ingombra di terra. Ammassata ovunque, non lasciava spazio a nient’altro, e loro stessi dovettero adeguarsi a camminare su quella superficie irregolare e cedevole. In certi punti, la terra raggiungeva il soffitto. -Che diavolo sarà mai tutto questo? Per tutto il fasciame del mio galeone, non ho mai visto tanta terra tutta insieme in tanti anni di navigazione!- Aise sembrava affondare a ogni passo, aggirandosi per la stanza senza sapere dove andare. -Questo posto è sempre più strano… sembra di diventare pazzi, troviamo immediatamente il modo di uscire da qui- Le considerazioni di Olio, pur giuste che erano, non aiutavano il morale del gruppo, che sembrava essere spiazzato da questa nuova situazione. Lux sembrò ignorarlo, ancora. Mosse un passo, volgendosi verso Aise. Ma nel momento in cui aprì bocca, sprofondò di colpo nella terra con tutto il suo corpo, fino a esserne inghiottito. Non ebbe neanche il tempo di gridare. -Lux!!! Maledetta terraferma, quale nuova diavoleria… Ma non finì in tempo. Nel raggiungere il punto in cui si trovava Lux, sprofondò anch’egli nel baratro. Olio li seguì, non riuscendo egli stesso a sottrarsi all’abisso apertosi sotto i loro piedi, nascosto dalla mole di terra polverosa. La terra coprì le loro voci. Attraverso quel mare secco, sprofondarono finché venne a mancare lo stesso supporto della terra. Il vuoto, sotto di loro, li fece precipitare. Non osarono aprire gli occhi, non osarono guardare al pozzo senza fondo in cui si erano buttati senza volerlo, e attesero la tragica fine della loro caduta, certi di essere passati da una disgrazia a un’altra peggiore. Ma l’impatto con il terreno li scosse. Erano caduti da meno di 4 metri, il che, se da un lato rese loro salva la vita, dall’altro li riportò alla realtà con dura certezza. Con un tonfo, atterrarono su una superficie solida, piana. Sembrava essere una nuova stanza, un nuovo piano, ma assai più spazioso e meno angusto dei luoghi in cui si erano finora trovati. Stettero a lungo per terra, per riprendersi dall’impatto e dal dolore dei lividi sulla schiena e le gambe. Ma poterono vedere che la stanza sembrava sicura. O per lo meno, libera da presenze da incubo, e pericoli mortali. Sembrava un vasto magazzino, in cui erano accatastati oggetti di varia natura, scarti, rottami e casse consumate. L’ambiente era illuminato. Erano pochi gli angoli in ombra, e sebbene non ispirasse nessuna sicurezza, quel luogo sembrava per lo meno in grado di concedere quella tregua di cui sentivano assoluto bisogno. Quando la loro mente non era concentrata sulla fuga e sulla salvezza, percepiva tutto il peso che quella prigione era in grado di esercitare, peso che spegneva ogni energia ed esauriva ogni risorsa. Ma, mentre si rialzavano, capirono di poter stare un attimo tranquilli. E quel poco era sufficiente. Erano giunti in una specie di anticamera. Quando si immisero nel magazzino vero e proprio, si resero conto della stranezza del luogo. Vi erano molti oggetti strani, di cui non comprendevano la natura, e contenitori vitrei e plastici di ogni sorta. Tutto aveva un’aria molto vecchia, e c’era ben poco che potesse essere considerato intatto. -Questa è la cambusa più disordinata che abbia mai visto. Questa nave non deve vedere un uomo di mare da parecchie generazioni- Aise si chinò ad esaminare quella che sembrava essere una beuta, direttamente da un laboratorio chimico. -Ma Aise, la Base non è una nave… -Silenzio, Olio. Rimembra che sei soltanto un mozzo, cosa puoi capirne? I veri lupi di mare sanno cosa significa l’ordine in un vascello, e Il Capitano Aise e io ne abbiamo visti, di legni galleggianti- Lux si guardò intorno, con aria solenne -… e questo è di sicuro il peggiore su cui io sia mai salito. Preferirei essere ovunque, a navigare intorno al globo sull’Olandese Volante, piuttosto… che stare qui. -Capitano Lux, vieni a vedere, questa cambusa è davvero piena di sorprese diaboliche! Il tono era meravigliato, non impaurito. Ma questo non tranquillizzò Lux e Olio, che pure si avvicinarono con un certo sospetto. Di certo, ciò che si trovarono innanzi non era niente che potesse in qualche modo farli sentire più al riparo. -Che cosa sono, Capitano Aise…? -Non ne ho idea, Capitano Lux… ma lo vedi tu stessa, hanno un’aria troppo familiare… Sembravano delle statuette. Forse dei pupazzi, sebbene sembrassero troppo sofisticati per assomigliare a dei giocattoli. E di certo, quello non era posto per giocattoli. Erano le esatte riproduzioni in scala ridotta del loro amico Gamb. Questo era assurdo, ma non era del tutto inaspettato: la Base stava facendo di tutto per distorcere e alterare tutto ciò che riguardava la loro vita, soprattutto le cose inerenti la TB.
Ne contarono diversi, qualche decina. Tutti con le stesse espressioni, uguali in tutto. Nel rigirarli, trovarono una piccola levetta con una legenda applicata ad ogni sua possibile posizione, come un interruttore. In quel momento tutti i Gamb avevano quella levetta spostata su “Ascolto”. Si guardarono l’un l’altro, senza comprendere. A che scopo, quegli oggetti? Per quanto intrisa di follia, la Base mostrava una certa logica, seppur massimamente distorta, in ogni elemento. Molto di ciò che avevano trovato era servito a logorare i loro nervi, a mettere in pericolo la loro vita, a spingerli fino al centro del Male più puro. Quei Gamb non davano alcun suggerimento sulla loro destinazione o utilità. Tutti erano simili in ogni dettaglio, lasciati lì per terra in mezzo al pavimento, numerosi e misteriosi. Quell’”Ascolto” lasciava spazio a mille congetture. Ma per quanto vi ragionassero sopra, non riuscivano a capire. -La maglietta… e questa scritta qui…sono stati fabbricati in Svezia. Che cosa assurda…- Aise lo rigirava tra le mani, scuotendo il capo. Era incredibile trovarsi quelle statuette tra le mani, perfette riproduzioni di un loro amico. Quale mente diabolica avrebbe potuto arrivare a tanto? -Qui c’è un tasto, oltre la levetta. Ma non c’è alcuna indicazione su…- un grido di sorpresa, Lux lasciò cadere per terra il Gamb. L’oggetto si era tirato giù i pantaloni, e aveva iniziato a urinare. Rialzandosi da terra, aveva preso a camminare senza meta, saltellando di tanto in tanto, ed emettendo deboli suoni, qualcosa che suonava molto come uno “gnoooooo”. Nel saltellare e nel dimenarsi, non accennava a smettere di urinare. Tenendosi alla larga, i tre poterono comunque avvertire uno strano odore pungente, che sapeva di benzina. La cosa aveva sempre meno senso. Lux stette a guardare per un minuto o due, poi scosse il capo e riprese: -E’ inutile perdere tempo qui. La zona è sicura, ma è chiusa, e non avremmo scampo se ci venissero a cercare qui. E sappiamo tutti che in mare non c’è taverna. Dobbiamo trovare un’uscita. -Dovremmo risalire, raggiungere il ponte. Quello forse fa al caso nostro- Aise si volse verso una piccola struttura di ferro, con una porta rovinata che dava accesso a un ascensore. Sembrava l’unica via di uscita da quel luogo, per cui si avvicinarono alla porta. Lasciarono alle spalle i Gamb inerti, insieme a quell’unico che continuava a girare e urinare. All’interno, un lieve sottofondo musicale li accolse, un brano movimentato che non sapevano riconoscere. Ma quando cercarono la pulsantiera, scoprirono che questa avrebbe dato più problemi del previsto. Immediatamente sopra il piano sotterraneo, c’era un simbolo somigliante a una Y.
-Che cosa sarà Y? Diamine, non ho mai visto una carrucola più stramba di questa. -Aise, forse è meglio lasciar stare, potrebbe essere qualcosa di pericoloso… -Silenzio, mozzo! Un vero pirata non si tira mai indietro, soprattutto quando c’è da esplorare per trovare una via d’uscita da un problema. Fa silenzio, o ti farai una passeggiata sull’asse corta, quanto è vero che mi chiamo Lux! E iniziarono a salire. La musica continuava, li accompagnò per quel breve tragitto. Il timore c’era, le ipotesi su ciò che avrebbero potuto trovare si sprecavano. -Cosa sarà Y? Forse Yeti?- Olio guardava la porta con ansia, aspettandosi il peggio. -Forse sarà Yogurt, oppure Yacht. Un’assurdità del genere sarebbe nella logica folle di questo posto- Lux dava fondo a tutta la sua immaginazione, ma non potevano dir nulla di certo. L’ascensore prese a rallentare, come se fosse in procinto di fermarsi. -Non è stata una buona idea! Vi rendete conto? Potremmo esserci cacciati in un altro pericolo, tutto per inutile curiosità! Ecco, ecco ci siamo, so già che troveremo… -Yen! All’apertura della porta, le parole di Lux furono quanto mai profetiche. Non videro nulla di quel piano che avevano raggiunto. Ciò che videro, era solo un solido, enorme, incomprensibile muro fatto di Yen. Rimasero a guardare, aspettandosi qualsiasi cosa. Ma non accadde nulla. Quel muro monetario era lì, apparentemente senza senso, e non accadde nulla per tutto il tempo in cui furono lì a fissarlo. Le porte si richiusero. La canzone continuava allegramente. Non riuscivano a pensare a nulla che avesse senso. Dopo un po’ Aise guardò Lux, che ricambiò l’espressione stupita. Aise scrollò le spalle: -Continuiamo? -Continuiamo… E ripresero la salita. Olio d’un tratto si riprese, e parve esplodere per tutta la tensione accumulata. -Per favore, possiamo scegliere un piano che sia sicuro, ora? O dobbiamo continuare a rischiare stupidamente per ogni nostra mossa, come se i guai non siano già abbastanza? -Calmati mozzo, non stiamo soltanto… -Non chiamarmi mozzo! Voi e le vostre stupide trovate, come quella di trascinarmi fuori dal letto e portarmi qui! Olio bloccò l’ascensore, lasciando i due compagni stupiti e senza parole. Riprese con maggiore foga. -E’ stata colpa vostra, finora! Saliamo sulla Base, solo noi tre, continuiamo anche se era chiaro che avremmo solo rischiato, andiamo avanti, non possiamo scappare, tornare indietro… e adesso, questo! Mi sono stancato, le vostre idee geniali ci faranno uccidere tutti! -Adesso frena i bollenti spiriti, non agitare ancor di più il mare in tempesta… -E questo linguaggio marinaresco senza senso! Mi avete stufato, io non sono altro che una vittima in tutto questo! Voi siete pazzi, tutti qui sono pazzi! Ma adesso sono stufo, me ne vado! Continuate voi con questa follia, fatevi ammazzare tutti, non m’importa! I due erano senza parole. Solo Aise disse qualcosa, e forse sarebbe stato meglio tenerla per sé. -Non è semplice linguaggio da marinaio… è piratesco… -Riportatemi al piano terra, adesso! Vi pianto qui, io me ne vado! Lux non disse nulla. Era chiaro che Olio aveva dato di matto, ormai. Non fece altro che girarsi verso la pulsantiera, e cercare il piano terra. Ma ne trovò ben due, di piani terra. Gli venne in mente la stanza piena di terra che avevano trovato prima di precipitare nel magazzino, e comprese che il piano “T” doveva essere quello. Il tasto superiore era quello giusto. Ma non disse niente agli altri, la situazione era già tesa, e questo non avrebbe aiutato nessuno. Premette il tasto, e l’ascensore ripartì. Si spalancò la porta, e videro i corridoi tutti uniformi che li avevano accolti al traumatico ingresso nella Base. Olio uscì senza neanche degnarli di uno sguardo, e sparì deciso in quel dedalo di stanze e passaggi. La porta si richiuse. Aise e Lux rimasero soli. Il filosofo si voltò verso Aise, parlando con un’aria incerta: -Forse avremmo dovuto trattenerlo in qualche modo… forse non avremmo davvero dovuto chiamarlo… -Potevamo mai immaginare? E’ stata tutta una storia assurda, e lui ci è capitato in mezzo. Non è colpa nostra se il pulcino ha troppa paura di bagnarsi. -Anche questo è vero. Comunque non ti pare una coincidenza strana? -Quale? -La data. Ha colpito me, e immagino abbia colpito anche te. Aise annuì, deciso. Entrambi avevano pensato alla stessa cosa. - 19 settembre. La Giornata Internazionale del Linguaggio Piratesco. Incredibile, e le circostanze non potevano sottrarci dai nostri obblighi rispetto all’evento... Tuttavia, ora potremmo anche ritornare a parlare normalmente, abbiamo fatto il nostro dovere a sufficienza.. -Io mi riferivo anche all’anno, 1944, ma vabbé… ad ogni modo, sarà meglio andarcene da questo piano. Ma in realtà, che piano è? Aise parve pensarci un attimo. Su questo piano avevano trovato un ingresso, e poi un laboratorio, e le cucine. Non sembrava avere una funzione precisa.
-Veramente Aise, come lo chiamiamo questo piano? Aise sposta lo sguardo dal computer a Lux, con aria pensierosa. -E che ne so. Ci abbiamo messo di tutto. Ingresso, la testa di Squall, le cucine con Bacc-Cosimo e Irma. Non sembra avere una funzione particolare, e non è soltanto un piano 0. Lux si abbandona sulla sedia, grattandosi la gamba che è incrociata all’altra dietro la sua nuca. -Non vedo altra soluzione che chiederlo a chi di dovere… a qualcuno che… -… conosce bene il luogo, e abbia confidenza con esso. Lux guarda Aise, e a sua volta è guardato da lui. Sono entrambi stupiti per aver detto la stessa cosa contemporaneamente. -Ma siamo ancora collegati, Aise? Pensavo di aver staccato il filo. -Forse funziona anche wireless. Non importa, rimettiamoci al lavoro.
Ignorando il piano 0, Aise e Lux, ultimi rimasti di una resistenza sempre più debole a un’incombenza sempre più irrevocabile, si rivolsero alla pulsantiera per decidere la loro prossima meta. Restavano altri due piani, il primo dei quali faceva riferimento a una sala di sviluppo e ricerca, e l’altra a qualcosa che attirò fortemente la loro attenzione. Una sala di controllo. Forse lì avrebbero trovato qualcosa. Forse, delle risposte. Forse, avrebbero trovato il capolinea, la fine della loro vita, la vittoria ineluttabile della Base. -Aise, forse è qui che dovremmo puntare. Non possiamo nasconderci in eterno, né fuggire dal suo territorio. Sembra assurdo, ma… forse dovremo tentare di batterla. Il tono cupo di Lux non lasciava spazio a nessuna speranza. Ma non avevano più nulla da perdere, ormai. Avevano già perso tutto, ed erano rimasti solo in due. Se anche doveva finire, almeno dovevano avere potere in quell’ultimo istante, decidendo quando e come il termine di quel peregrinare senza meta avrebbe avuto termine. Aise annuì, solenne. Premettero. Con un sordo fremito, l’ascensore si rimise in moto, diretto verso l’alto, verso l’ignoto. Non ebbero il coraggio di dire niente. Nonostante Olio fosse propenso al sentimento negativo, era un elemento in meno. Si sentivano più deboli, e destinati alla fine man mano che la macchina procedeva verso l’alto. Sapevano che forse non ce l’avrebbero fatta. La musica cambiò, si sentirono delle voci. Nonostante le preoccupazioni del momento, Aise si volse verso le casse e trasalì. Quella voce era la sua, e a essa, si univa quella di Gamb. E il brano sconosciuto prendeva finalmente il nome di “Geht’s Noch?”, traccia numero 04 di una famosa colonna sonora, indissolubilmente legata alla Tamarro Band.
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Erano davvero quelle parole? Quelle tracce? Sentire quelle note ridiede loro una certa sicurezza, e al tempo stesso si domandarono come potesse la Base conoscere con tanta precisione ogni singolo atto della TB, la sua storia, le sue azioni, e ciò che aveva prodotto in questi anni. Si sentirono braccati da un predatore che avevano per tanto tempo ignorato, arrivando poi a isolare astutamente pochi membri del glorioso gruppo, per attirarli tra le sue spire, e fare di loro oggetti di scopi a loro ancora ignoti. Conoscevano a memoria quella compilation. E sapevano che dopo quella traccia, sarebbe seguita “Everfrost Peak”, in onore della Danza del Pil’o’Mat di cui Gamb fu il brillante inventore. Ma un rumore tremendo coprì la musica, e i loro pensieri. L’ascensore vibrò terribilmente, come se stesse sopportando un peso immane, e minacciò di cedere. Lux e Aise si aggrapparono come poterono alle pareti, guardandosi intorno terrorizzati e colti di sorpresa; stava di nuovo accadendo qualcosa, e stavolta erano in trappola condannati. L’ascensore oscillava pericolosamente, e tra i cigolii violenti delle lamiere e il gemere dei tiranti, udirono una voce provenire proprio da sopra: -Vi ho ritrovati! E stavolta vi macellerò come maiali! Un colpo tremendo, metallo contro metallo. L’impatto fu fatale. L’ascensore cedette del tutto, i freni non riuscirono a reggere i gravi, e precipitarono verso il basso. Fu il caos. L’ascensore produceva rumori tremendi, Bacc li incalzava dall’alto, cercando di aprirsi un varco nel tetto a colpi di mannaia, Lux e Aise urlavano in preda al terrore, cercando di mantenere disperatamente l’equilibrio. Un tonfo sordo. I freni, sotto sforzo ma ancora interi, avevano rallentato la caduta in maniera tale da non renderla un disastro. Lux e Aise, aprirono la porta nel mentre che il tetto veniva squarciato, e la mano di Bacc cercava di ghermirli con malvagità. Erano ritornati giù nel magazzino, lo stesso disordine li accolse come poco prima. Bacc li raggiunse dopo qualche difficoltà, una luce assassina brillava nei suoi occhi da folle. Le note allegre di “Everfrost Peak” su udivano in maniera grottesca, a far da sfondo a una morte che, allora, appariva davvero certa. Nessuna via di fuga, escluso l’ascensore. Erano in una gabbia, le cui pareti polverose avrebbero visto il loro massacro. Cercarono disperatamente di scampare ai colpi vibrati dalla lama insanguinata e sudicia, cercando riparo tra i rifiuti, oltre le casse, solo per ritardare di qualche istante la loro fine violenta. Tutta la Base sembrava fremere per ciò che stava per accadere, mentre scatoloni crollavano al suolo, casse venivano ridotte in frantumi dai colpi poderosi di Bacc, urla di follia e di paura si mischiavano al fracasso dei rottami, e si univano alla traccia dell’ascensore. I piccoli Gamb sembravano ignari di ciò che si stava verificando. Ma reagirono invece alla musica provenire dall’ascensore. Rispondendo a un profondo legame con quella traccia, si attivarono tutti insieme, prendendo a camminare e saltellare in mezzo alla stanza. L’urina dall’odore di benzina riempì buona parte del pavimento. Bacc sferrò un altro attacco. Lux scartò di lato all’ultimo minuto, cadendo e rialzandosi, conservando la vita ancora per un istante. Aise prese una cassa, scagliandola contro il nemico. Un colpo di mannaia la mandò in frantumi al volo, e nella faccia distorta di Bacc lesse un sadismo che non aveva pari. Si divertiva. Si divertiva nel dar loro la caccia, nel vederli lottare per gli ultimi secondi di vita, rimandando con folle piacere il momento in cui avrebbe trucidato quelli che una volta erano amici. Aise cercò la fuga, ma scivolò sul pavimento umido. Bacc era già lì, torreggiava su di lui, lo guardava con un sorriso che fu più doloroso di ogni ferita. Era il sorriso di chi sta per compiere un atto di malvagità estrema. Lux non avrebbe potuto far nulla. Bacc si ergeva tra loro e l’ascensore, e Aise era a terra, impietrito dal terrore. -Aise, no! No! Bacc sorrise con maggior piacere, nel sentire le urla disperate di Lux. -Ora daremo un bello spettacolo… prima ti taglierò la testa, e me la porterò nelle cucine… poi, il tuo amico assaggerà i coltelli da macello, e vedremo se la sua carne è saporita quanto quella del maiale… Lux si scagliò contro Bacc, ma la sua disperazione fu ridotta a nulla dalla forza sovrumana di cui quell’abominio sembrava dotato. Cadde per terra poco distante, inerme, capace solo di stare a guardare. -Fermo tu, non avere fretta. Mi occuperò di tutti e due… tanto l’attesa prima della cena è lunga. Sembra che sia ora di iniziare i preparativi, amici miei… Alzò la mannaia. Aise si riparò il viso con le mani, in un’inutile tentativo di difesa. Sentiva il freddo acciaio che gli sfiorava appena il braccio, mentre Bacc prendeva la mira. D’un tratto, la sua voce si fece di nuovo sentire. -Ma prima, non mi dite niente, mi devo sedere un attimo… E così fece. Si sedette per terra, posando la mannaia accanto a lui, e tirò un profondo sospiro. Aise alzò appena il capo, troppo spaventato per capire. -Corri a destra, corri a sinistra, macella il maiale, taglia la carne… io ho il turno fino a stasera a mezzanotte, mica sto qui a grattarmi la pancia!- cominciò a cercare qualcosa nelle tasche del suo grembiule sporco di sangue secco, apparentemente senza più badare ai due. Aise si alzò con cautela, Lux gli si avvicinò. Bacc era ancora fra loro e l’ascensore, e non erano sicuri del fatto che avrebbe potuto funzionare ancora o meno. -Un attimo solo, mi devo fare una sigaretta, e poi torno da voi, eh…- tirò fuori un accendino e un pacchetto di sigarette, e fece per accendere. Non c’era tempo da perdere. Aise prese Lux per il braccio, e lo strattonò per trascinarlo via, ma Lux oppose resistenza. -Fermo, lui è ancora lì, potrebbe prenderci di nuovo…! -Non capisci, dobbiamo andarcene subito, moriremo tutti qui! -Lo so, ma lui sembra impegnato in altro adesso… dobbiamo cercare un posto dove scappare, dove nasconderci… -No, no, la benzina Lux, la benzina! Dobbiamo prendere l’ascensore! Aise lo trascinò fino alla porta spalancata, senza che Bacc reagisse. Stava ancora cercando di avere la fiamma per accendere la sigaretta, e non si occupava di loro. Aise chiuse la porta, incespicando per raggiungere la pulsantiera. -Aise, fermo un attimo, che vuoi dire? Che c’entra la benzina? -I Gamb stanno pisciando benzina! Se Bacc riesce ad accendere quella sigaretta mentre siamo qui, non avremo più alcuna possibilità! Cominciarono a premere i pulsanti a caso, ma la macchina sembrava non reagire minimamente. Dall’altra parte sentirono la voce di Bacc, distorta dalla sigaretta che teneva in bocca. -Oh, un attimo, mi faccio questa sigaretta e vengo, che vi costa aspettare un attimo? Mica lavorate voi, mica state fino a tardi in cucina a sgobbare… -Non funziona, non funziona!- Aise premeva quei tasti convulsamente, nessun risultato. Lux si guardava alle spalle, divorato dalla paura che potesse accadere il peggio. -Forse è solo un blocco temporaneo, riprova! -Ah, finalmente…-la sigaretta si accese, si sentì odore di fumo. Aise premette un nuovo tasto a caso. L’ascensore tremò, si staccò da terra. Bacc inspirò la prima boccata, la punta della sigaretta si accese, e un pizzico di cenere ardente cadde. L’ascensore prese a funzionare, ad alzarsi mentre gli occhi di Lux e Aise erano puntati a terra. La cenere posò per terra. Fuoco. Una vampata terribile avvolse Bacc, e si estese ai Gamb e alle casse. L’ascensore si alzava ad una velocità esasperante. I Gamb, pieni di materiale infiammabile, presero fuoco ed esplosero. Tutto il magazzino fu avvolto dalle fiamme, che trovarono sbocco naturale nel cunicolo dell’ascensore stesso. La macchina saliva, lambita dalle fiamme. Per un attimo fu chiaro ai due sopravvissuti che sarebbero morti in una prigione ben peggiore, fin quando il calore non diminuì. Le fiamme si erano abbassate, superato il punto critico. L’ascensore si distanziava sempre più dall’inferno sottostante. Lux e Aise si abbandonarono per terra, sfiniti. Non erano in grado di reggere più nulla. La vita acquista un senso e un valore incredibile, quando la possibilità di perderla si fa certezza. Rimasero lì, accasciati, in silenzio, ognuno tenendo stretto a sé quell’anelito alla vita che li aveva salvati ancora una volta all’ultimo istante. Proiettandoli in alto, verso un futuro ancora più oscuro.Comments (2)
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